Il disprezzo si è fatto cultura, che è ben di più di un’occupazione riservata a una ristretta élite intellettuale. Sarebbe meglio pensare la cultura in termini di ambiente, come qualcosa di simile all’acqua in cui sono immersi i pesci. La cultura del tempo in cui viviamo, per noi che ne siamo completamente avvolti, agisce come l’acqua: è persuasiva, penetra dappertutto, dentro di noi e tutt’intorno a noi. È trasparente, inodore e incolore. Eppure c’è e condiziona profondamente le nostre vite. Il disprezzo non è lì fuori: si agita in noi, è anche affar nostro. Dobbiamo farci inevitabilmente i conti. Tirarcene fuori non possiamo.