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“Benedetti ragazzi”, a tu per tu con l’autrice Lisa Zuccarini

Intervista autore

La collana UOMOVIVO si arricchisce di una nuova storia, o meglio quattro. Stiamo parlando di Benedetti Ragazzi, il nuovo libro di Lisa Zuccarini , già autrice di Doc a chi?. Commissionato dal postulare generale dei saveriani, il libro racconta la storia straordinaria di quattro martiri beati e del loro sacrificio. Abbiamo contattato l’autrice per farci raccontare alcuni retroscena e il suo viaggio nella scrittura di quest’opera.

Il suo libro presenta i martiri come persone felici nonostante le difficoltà e le persecuzioni. Cosa pensa sia il segreto della loro felicità e come può ispirare i lettori di oggi?

La felicità è capire la propria vocazione, e seguirla senza sconti. Tendiamo ad aggiustarci sempre le cose a nostra misura, cercando di smussare gli angoli, dicendo a Dio: “Ok sì, tu vuoi che io vada a destra ma lascia fare, vado dritto che è meglio”. Ovvero, la vocazione è il posto in cui siamo chiamati ad essere. Se ci lasciamo guidare, e lo raggiungiamo, nonostante le difficoltà il sudore e pure le lacrime (fanno parte della vita vera, chi dice il contrario mente) scopriremo che Dio in quella realtà ci vuole, perché sa che lì possiamo essere davvero felici. E noi siamo felici dove generiamo vita, portiamo frutti, quando vediamo che grazie a noi cresce vita attorno. E’ la felicità più vera, quella autentica che il mondo rifiuta quando ci dice che dobbiamo preservarci, conservarci, proteggerci. Ma che noia! Penso che i lettori, in particolare i giovani, abbiamo una fame di felicità che solo storie autentiche, senza sconti, come quella di quattro uomini pronti a dare la vita, possono saziare.

Nel processo di ricerca e scrittura, quale aspetto delle vite di Vittorio, Luigi, Giovanni e Albert l’ha colpita di più e perché?

Ho avuto l’opportunità di leggere direttamente le loro lettere, quelle private indirizzate ai familiari, e di leggere le testimonianze che altri confratelli all’epoca hanno offerto in merito alla vita di questi martiri. Quello che ne viene fuori è un carattere comune sorprendente: si trattava di uomini a rischio continuo della loro vita e della loro incolumità, eppure incredibilmente ironici, dotati di senso dell’umorismo, sempre con la battuta pronta anche nelle situazioni più disperanti. Questa profonda capacità di sorridere anche nelle disgrazie mi ha richiamato un altissimo senso della speranza, che è unico e proprio di chi ha già il cuore dall’altra parte, oltre l’ostacolo, nell’eternità.

Può raccontarci un episodio specifico dalla vita di uno dei martiri che ritiene particolarmente significativo per comprendere il loro coraggio e la loro fede?

Ce ne sarebbero tanti, decine. Per esempio Padre Luigi, davanti al suo carnefice che aveva appena ucciso a sangue freddo Fratel Vittorio, si inginocchiò di fianco al corpo di quest’ultimo per pregare, risolutissimo, replicando all’assassino intenzionato a portarlo via che se doveva ucciderlo poteva farlo subito, che lui da lì non si sarebbe mosso. Tanto accadde, e così morì padre Luigi, con ancora al collo la stola sacerdotale (stava confessando in chiesa quando aveva udito gli spari contro Vittorio), in ginocchio in preghiera per il suo amico e confratello.

Quali fonti e documenti ha trovato più preziosi durante la tua ricerca negli archivi saveriani e come hanno influenzato la narrazione del libro?

Come ho detto sicuramente i più toccanti e umanamente ricchi sono stati i testi delle lettere autografe dei beati martiri. Lì si può percepire la mano che scrive, il braccio guidato dal cuore e dalla mente di persone estremamente innamorate dei propri cari, ma ancor di più innamorate del popolo congolese e del Dio per cui avrebbero dato tutto, perfino la vita, come in effetti è stato

Cosa l’ha spinta ad accettare la sfida di scrivere questo libro nonostante i tempi strettissimi e le difficoltà di cui ha parlato sui suoi social?

Era impossibile rifiutarla. Troppe le coincidenze misteriose, indipendenti dalla mia volontà. Sono stata contattata per questo lavoro di scrittura esattamente nel periodo peggiore, cioè di grande fibrillazione per un altro libro in fase di ultimazione, con tempi di consegna strettissimi su tutta la linea. Ma la possibilità di conoscere dal vivo il postulatore generale dei saveriani, responsabile del progetto, che ha saputo spiegarmi l’esigenza di una voce giovane laica e fuori dagli schemi ordinari per dar vita alla storia dei quattro martiri beati, mi ha convinta a dire sì. Perché non mi piace vincere facile, e perché si trattava della possibilità forse unica di mettere le mani (e la penna) in una vicenda umanamente bellissima, imperdibile. E ora so di aver fatto bene.

Ha menzionato le incredibili coincidenze che l’hanno portata a questo progetto. In che modo queste esperienze personali hanno influenzato la sua prospettiva e la sua scrittura?

La mia scrittura è tutta influenzata da coincidenze misteriose per davvero, e da un Dio che mi mette davanti cose che in quel momento proprio non vorrei fare, nemmeno per scherzo nemmeno per sbaglio, eppure le evidenze in quel momento dicono che proprio devo. E allora, se riesco a vincere la mia pigrizia la mia stanchezza e la voglia di dire “ma Signore mio, anche meno!”, ne accadono delle belle. Va così!

 

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