Sherlock Holmes e Re Artù, ma anche il Conte Dracula e Robin Hood sono tutti grandi personaggi della letteratura internazionale, che hanno un elemento in comune: non sono completamente inventati. I loro autori, infatti, per crearli si sono ispirati a persone realmente esistite, figure mitologiche o credenze popolari. In questo articolo esploreremo i casi più celebri di personaggi tratti liberamente dalla vita reale.
I più grandi “imbrogli” della narrativa internazionale: l’ispettore Sherlock Holmes e il sovrano Re Artù
Un esempio di personaggio ritenuto realmente esistito è il celebre ispettore Sherlock Holmes, frutto della penna di Arthur Conan Doyle. Il detective, assieme al suo braccio destro Watson, all’epoca dell’uscita del libro, a fine Ottocento vennero reputati così realistici dai lettori che alcuni di loro scrissero addirittura delle lettere di aiuto al 221B di Baker Street a Londra, corrispondente al falso indirizzo di Holmes. Molte persone, pensando fosse un vero e proprio consulente investigativo, si rivolsero al detective per chiedere aiuto e risolvere le loro vicende. Anche se Sherlock Holmes non è mai esistito nella realtà, Conan Doyle prese effettivamente ispirazione dal suo mentore in ambito medico, ovvero l’esperto chirurgo Benjamin Bell. Fu proprio quest’ultimo a dare allo scrittore lo spunto per iniziare a scrivere dell’ispettore che, grazie alla sua bravura e alle doti innate, riusciva a risolvere anche i casi più complessi e intricati. Un altro personaggio letterario con origini nel mondo reale è il leggendario sovrano Re Artù, il quale appare in moltissimi racconti e opere medievali. Infatti, molti studiosi pensano che Artù possa essere ispirato a un imperatore britannico realmente esistito, che avrebbe guidato la resistenza britannica contro i Sassoni. La prima vera diffusione del suo mito la si trova grazie a Geoffrey of Monmouth, autore della “Historia Regum Britanniae”: proprio qui si è rafforzata l’idea che Re Artù fosse un sovrano a tutti gli effetti, in grado di compiere imprese e battaglie epiche per la sua terra. Tuttavia, non vi è la completa certezza della sua reale esistenza sulla Terra, con la sua storia che viaggia tra leggenda e fantasia dei compositori medievali, fino a diventare un mito affermato nella cultura europea e mondiale.
Robin Hood e Dracula, vicende sospese tra finzione e realtà
Un altro scrittore che ha usato delle fonti folkloriche è Alexandre Dumas con il suo celebre arciere Robin Hood, che è stato per molto tempo oggetto di infruttuose ricerche storiche sulla sua reale esistenza. Oggigiorno, si ritiene che l’infallibile arciere inglese fosse solamente un individuo leggendario. Infatti, le prime tracce di Robin Hood compaiono in antiche ballate inglesi, in cui svolge il ruolo di un fuorilegge che vive nella foresta di Sherwood, combattendo contro autorità spietate. Tuttavia, col tempo, l’arciere è diventato sempre più un eroe positivo che ruba ai ricchi per dare ai poveri, facendo dimenticare a tutti che consiste in un personaggio privo di testimonianze reali della sua esistenza. Lo sappiamo, stiamo smontando parecchie certezze di voi lettori e purtroppo (o per fortuna) non finisce qui. Proseguiamo con il temuto Conte Dracula, vampiro dell’omonimo romanzo di Bram Stoker. Quest’ultimo, certamente si ispirò a una figura realmente esistita, ovvero Vlad III Dracula vissuto nel XV secolo in Romania, il quale veniva soprannominato appunto “Dracula” per la sua estrema crudeltà. Vlad, infatti, era conosciuto per impalare le persone come punizione. La sua fama “di cattivo”, dunque, contribuì fortemente a creare l’associazione con un personaggio spaventoso e misterioso, anche se col tempo le persone hanno creduto (e credono tuttora) che il conte fosse un vero nobile vampiro residente in Transilvania. Tutta questa credenza venne rafforzata dal folklore e dalle numerose leggende che sostenevano l’esistenza di vampiri nell’Est-Europa. Così lo scrittore irlandese ha creato un collegamento con il Conte Vlad, in modo da generare una vicenda affascinante ma anche paurosa, attirando l’attenzione di milioni di lettori in tutto il mondo.
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Com’è possibile essere convinti che personaggi letterari creduti reali siano, invece, inventati?
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: com’è possibile non essere certi che il protagonista di una vicenda narrativa sia realmente esistito o meno? Il dubbio in età infantile, quando tutto è fantastico, è più che plausibile. Ma se l’incertezza arriva fino ai giorni nostri, allora è giusto saper replicare al quesito. La risposta risiede soprattutto nell’uso di strategie narrative da parte degli scrittori: tecniche che imitano sapientemente il linguaggio della realtà. Quando un libro presenta un personaggio inventato come se fosse autentico, spesso lo fa attraverso tattiche che rendono la finzione molto convincente, fino a scambiarla per pura verità. Molti testi, infatti, simulano forme di scrittura che noi lettori associamo alla realtà, come per esempio biografie, cronache o diari. Quando ci imbattiamo in questi tipi di stesura, siamo soliti a pensare che raccontino dati di fatto. Per questo, il personaggio presentato all’interno di queste vicende, ci sembra esistito veramente. Altro motivo per cui veniamo ingannati, è il trucco del collocare i protagonisti inventati tra individui, luoghi ed eventi tangibili: quando il contesto è autentico, la figura immaginaria sembra plausibile ed affidabile. Ultima tecnica, ma non per capacità di persuasione, è il desiderio da parte dell’autore di fare dell’ambiguità la sua arma migliore all’interno dell’opera: a volte, infatti, non si chiarisce subito (e nemmeno alla fine) se si tratta di finzione a tutti gli effetti, lasciando il lettore nel pallone più totale.
Il ruolo attivo del lettore: la sospensione volontaria del dubbio
Gli scrittori devono fare la maggior parte del lavoro per permettere alle persone di appassionarsi e lasciarsi trasportare dai loro racconti, ma è necessario che anche i lettori facciano la loro parte per immedesimarsi nelle narrazioni. Molto spesso, ciò accade con la celebre “sospensione volontaria del dubbio” che indica la disponibilità e la volontà del pubblico di accettare elementi fantastici e non reali all’interno del libro, in modo da godersi la storia fino all’ultimo, senza pensare continuamente che quello di cui si parla non sia mai realmente accaduto. Quando ci si avventura in un romanzo si sa benissimo che il contenuto delle pagine non sia al cento per cento veritiero e quindi ci si lascia coinvolgere dall’immaginazione per godere a pieno dell’inventiva dell’autore.
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Ma è davvero così indispensabile prestare attenzione al confine tra reale e fantastico?
Alla fine del discorso, possiamo dire che è molto facile cadere nelle “trappole” studiate ad hoc dagli scrittori: questi ultimi, infatti, non hanno sviluppato dei capolavori solamente dal punto di vista letterario. Gli autori, infatti, sono riusciti a creare dei personaggi talmente credibili da farli sembrare reali, confondendo non solo i lettori, ma anche gli storici ed esperti in materia. È quindi fondamentale saper riconoscere ed individuare la linea, spesso sottile, che vi è tra realtà e fantasia, avendo particolare riguardo nell’analisi della vicenda e dei personaggi. Se comunque il dubbio persiste, meglio svolgere ricerche specifiche, così da andare fino in fondo alla questione, sapendo distinguere ciò che è fantastico da ciò che non lo è. Anche se questi personaggi letterari creduti reali non sono mai realmente esistiti, quello che invece vive e rimarrà veramente è il loro carattere affascinante e leggendario, capace di ispirare intere generazioni. È dunque strettamente necessario andare alla ricerca e smontare i falsi miti narrativi? Forse la vera magia risiede proprio nel dubbio e nell’incertezza dei lettori che permane fino a secoli dopo, lasciandoci godere così di queste opere senza tempo.