La Medjugorje tascabile dei Mienmiuaif: questa è “Medju” tra fede e futuro

Intervista Mienmiuaif Medju

Cosa rappresenta davvero Medjugorje per chi la visita e per chi ne sente parlare da lontano? Nel nuovo libro Medju, appunti dal futuro, Giuseppe Signorin dei Mienmiuaif offre uno sguardo personale e profondo su questo luogo di apparizioni mariane, proponendo una narrazione frammentata ma intensa, fatta di riflessioni, aneddoti e preghiere. Un racconto che diventa una piccola Medjugorje tascabile, capace di parlare tanto a chi già conosce questo luogo quanto a chi ne vuole scoprire il significato. In questa intervista, l’autore ci racconta l’urgenza che lo ha spinto a scrivere, il legame tra Medjugorje e il futuro, e il messaggio di speranza che attraversa il libro.

Nel suo libro parla di un’urgenza che la spinge a scrivere questi appunti su Medjugorje. Può raccontarci meglio cosa intende e cosa l’ha portata a questa consapevolezza?

Diciamo che è una sensazione, una necessità mia di comprendere meglio ciò che è successo e ancora succede a Medjugorje, ma anche qualcosa che nasce dall’osservazione di un andamento generale. A Medjugorje la Madonna appare con il titolo di Regina della Pace – intendendo sia la pace del cuore sia la pace sociale, che ne consegue -, mentre la direzione che sta prendendo il mondo è l’opposto. Vedo Medjugorje come un antidoto.

Descrive Medju come una sineddoche, una piccola parte che rappresenta un tutto più grande. C’è un episodio, un incontro o un momento vissuto lì che per lei racchiude l’essenza di Medjugorje?

Personalmente – e nel libro torno spesso su questo – credo che il cuore di Medjugorje sia l’Adorazione eucaristica. La Madonna ci porta a Gesù, ad amarlo, ad adorarlo. A Medjugorje si vivono spesso questi momenti stupendi in cui si adora – con il silenzio, la musica e le parole – l’Eucaristia.

Il libro è un collage di testi di vario genere: riflessioni, preghiere, aneddoti. Come ha scelto cosa includere e come ha strutturato questo racconto frammentato ma coerente?

È stato molto spontaneo. Ho iniziato a scrivere degli appunti, dei testi brevi, poi, quando si è trattato di dare una forma meno frammentata al tutto, mi sono accorto (in realtà se ne è accorta mia moglie) che era meglio lasciare com’era. Funzionava di più, era più snello, scorrevole. Allora ho indirizzato gli sforzi e il lavoro in questa direzione.

Ha già scritto diversi libri con questa casa editrice. In che modo Medju, appunti dal futuro si collega ai suoi lavori precedenti e cosa rappresenta in questo momento del suo percorso?

Il libro precedente è su padre Pio. Medjugorje è un fenomeno simile, nel senso che presenta dei lati soprannaturali, a cui non è semplice credere e che spesso vengono derisi – io ero uno di quelli che deridono queste cose, so bene che cosa si può pensare a riguardo. C’è il desiderio di mostrare in modo diverso queste realtà. Nel caso di Medju, è un approccio forse più “spirituale” e meno intellettuale rispetto ai libri precedenti.

Nel titolo parla di “futuro”. Quale messaggio spera di trasmettere ai lettori su ciò che verrà, e cosa significa per lei guardare al futuro attraverso Medjugorje?

Siamo nel Giubileo della Speranza e il messaggio non può che essere di speranza. Credo che Medjugorje, questo paesino in cui in apparenza non c’è nulla ma in cui arriva gente da tutto il mondo sostenendo di trovare pace, sia quello che potrebbe essere ogni paese o città se le persone mettessero Dio al primo posto. Medjugorje è la prova che è possibile.

 

Il libro è disponibile in formato digitale e cartaceo sul nostro sito o su Amazon

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